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Il termine è ancora in uso nei paesi dell’Aspromonte ( Melicuccà, Sinopoli, San Procopio) nel significato di canone forfetario per la cessione temporanea delle olive. In quella zona, infatti, ancora oggi si “danno le olive a gabella”. Comunemente il termine si fa derivare dall’arabo qabãla , nel suo significato di cauzione o tributo. Gabella per moltissimi anni fu chiamata l’imposta a cui le amministrazioni locali sottoponevano i beni di consumo e, per questo, fu odiata più del dazio. Secondo alcuni studiosi il vocabolo deriva da una moneta d’argento coniata dalla zecca di Bologna, durante il pontificato di Giulio III (1549-1555), il cui valore era di 26 quattrini. |